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Provarci è bene, riuscirci è meglio
"Poverino" - Visita di controllo all'INPS
post pubblicato in pensieri politici, il 18 novembre 2010

"Poverino" - Visita di controllo all'INPS

Consiglio a tutti di leggere l'articolo integrale che, oltre a dare l'immagine impietosa di una pubblica amministrazione ( e quindi di un governo ) insensibile, è un esempio di dignità ed umiltà.

"Poverino"
Così ha commentato vedendomi ieri un giovane con un forte ritardo mentale alla visita di controllo dell'INPS. Lui era lì per lo stesso motivo, ma credo non fosse in grado di capire cosa stava succedendo attorno a lui. Di fronte a me stava una donna dell'età di mia madre. Fissava il vuoto con lo sguardo perso nel vuoto. Di fianco a lei sua madre. Una signora anziana dell'età di mia nonna costretta ad accompagnare la figlia all'ennesima visita di controllo.

Come posso essere sicuro che fossero disabili veri? Che non recitassero? Non lo so con certezza, ma il loro sguardo era tale che se era tutta una finta potrebbero vincere l'Oscar.

La mia visita è durata 5 minuti, il tempo di verificare l'ovvio. Non è che puoi far finta di non avere le braccia e il femore. 5 minuti di visita e 3 ore di viaggio inutili. Ero arrabbiato andando [continua a leggere sul blog di Alesiro]
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permalink | inviato da AndreaLongoni il 18/11/2010 alle 18:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Fuori i simboli leghisti dalla scuola pubblica ( Adro )
post pubblicato in pensieri politici, il 18 settembre 2010

Qui, gli interventi di Giuseppe Civati, Francesca Puglisi e Silvio Ferretti. Qua sopra, invece, il coro.

Qui, le immagini. Ma anche qui (e giovanni è molto più bravo di me).

Nel frattempo pare che la Gelmini abbia scritto al Sindaco di Adro.

P.s. Pare che Luigi Einaudi si riferisse al caso di Adro quando disse “Via il Prefetto!“.


Rubo a Marcello Saponaro http://www.marcellosaponaro.it/blog/

Spero non me ne voglia,

Andrea Longoni

P.S.

Il PD ha vinto, la gelmini ha ceduto e i simboli se ne andranno. Speriamo che i bimbi possano avere un ambiente più gioioso in cui imparare a crescere.

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risposta alla risposta di Alessio Siro Campi
post pubblicato in diario, il 21 agosto 2010
@Ale 

perfetto, siamo totalmente d'accordo sul merito, il castello non dovrebbe esistere.
Il problema è che la chiesa Cattolica cerca di essere, o dice di essere, un castello. Per questo vi fu lo scisma d'occidente, perché si predica la divisione fra clero e non clero e non si accetta la messa in discussione dei principi e delle teorie espresse nella "dottrina" e nel "catechismo".

Esistono varie anime e vari modi di intendere la religiosità ( basta pensare a Bertone e Tettamanzi, o anche al grande Cardinal Martini ). Il problema è che in realtà non potrebbero esistere : se il Papa dice che il preservativo non va bene, il preservativo non può andare bene a nessun cattolico.

Insomma, o si prende il pacchetto completo o non si può far parte della struttura della chiesa cattolica, a meno che non si accetti di essere un pessimo cattolico ma allora non capirei perché aderire a quella chiesa. 

Anche se la coscienza individuale ( quella vera, ragionata, non tesa alla giustificazione ma all'autocritica e, soprattutto, non accomodante ) riconosce alcuni comportamenti come giusti, o quantomeno non peccaminosi, questo non è sufficiente per definirsi cattolici. La morale della chiesa è eteronoma ed imposta, acritica e non ragionata. Il fedele deve assumerla ed agire di conseguenza. Il "cattolico adulto" in realtà non può esistere.

Questo ovviamente crea dei problemi, perché come struttura teorica può funzionare ma nella pratica vi è sempre lo "eterodosso", ovvero chi si definisce "cattolico adulto", "cattolico ma ..." . Il punto è che in realtà la Chiesa non può prevedere l'alternativa, oppure accetta che non esistono differenze fra clero e non clero e che non esistono "segreti" né "medium" fra Dio e uomo.

La mia non è una critica né alla chiesa cattolica, né al cattolicesimo, né tantomeno ai cattolici; 
E' solo il motivo per cui io non posso considerarmi cattolico. Per me l'etica vive nel risultato, non nella premessa all'azione, e già per questo sarei un eretico.

Il fondamento della cristianità, poi , a parer mio vive nella ricerca di Dio, e dunque dell'etica, e dunque nel dubbio. 
La fede non può essere fede nella chiesa, deve essere fede in Dio. La Fede in Dio permette di Credere e dunque di cercarlo. Avere fede nella chiesa significa invece accettare passivamente la dottrina ed il catechismo.

Nulla in contrario ma non è la mia strada ;)


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permalink | inviato da AndreaLongoni il 21/8/2010 alle 11:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
C'è chi se la prende
post pubblicato in Rassegna Stampa, il 21 agosto 2010
?"Come posso fare dell'etica la stella polare della mia teologia e poi pubblicare i miei libri con un'azienda che non solo dell'etica ma anche del diritto mostrerebbe, in questo caso, una concezione alquanto singolare?" 
Vito Mancuso, grande teologo, sulla legge Mondadori che permette all'azienda di berlusconi di pagare solo 8,6 milioni di€ rispetto al debito di 350 milioni con lo stato


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cos'è l'etica applicata ?
post pubblicato in pensieri politici, il 28 luglio 2010
ripropongo una traduzione della prima parte dell'introduzione del libro "qué es la ética aplicada ?" scritto dal Michela Marzano ( l'originale è in francese,L'éthique appliquée, io l'ho trovato per caso in una libreria di Madrid, non trovo riferimenti online in italiano ).

Comunque, l'ho tradotta perché ritengo estremamente interessante il richio della disgregazione dell'etica in mille rivoli, tanto da rischiare di perdere, o forse addirittura di perdere un collegamento con una teoria, o almeno un metodo, o almeno uno strumento, che sia omnicomprensivo.

Cosa può succedere se oltre a non avere una teoria unica in riferimento all'etica, si può cercare il modello preferito in base alle condizioni in cui ci troviamo ? Io, e nel chiederlo mi riferisco in primo luogo alla politica, poiché è di questo che mi interesso; Ovvero di come la politica giustifica le proprie azioni, al di là delle patologie relative a corruzione e via dicendo, ma proprio in riferimento alle "politiche Pubbliche", al come queste vengono ad essere e a come vengono giustificate di fronte all'opinione pubblica.

Spero di aver tradotto bene :

"l'espressione etica applicata apparì negli stati uniti negli anni sessanta. Però non è dagli anni sessanta che i filosofi morali, soprattutto nei paesi anglosassoni, si interessarono d questioni di etica sostanziale e pubblicarono progressivamente analisi matematiche, il cui obiettivo era riflettere in merito alla portata epistemologica e alla struttura del linguaggio dei discorsi sull'etica. Le ragioni di questo cambio di prospettiva sono molteplici. le attitudini ed i comportamenti sociali hanno ortato evoluzioni radicali non solo nella sfera prvata  ma anche in quella pubblia. l'evoluzione continua tanto della tecnica quanto delle scoperte scientifiche portano al porsi nuovi interrogativi tanto all'individuo quanto all'intera società.
Così, le analisi matematiche dei concetti morali ed il loro uso diviene inutile : l'allontanamento delle questioni sostanziali rende progressivamente sterile il dibattito ed obbliga i filosofi ad esplorare i problemi reali.
Da quì avviene la strutturazione dell'etica in rami differenti : la bioetica e l'etica medica si sviluppano per dare risposta ai problemi riguardanti l'avanzamento della biomedicina ; l'etica dell'ambiente si interessa al futuro del pianeta ; l'etica della sessualità si struttura intorno alle nuove sfide morali relativi all'evoluzione dei costumi...
Come si deve interpretare questa moltiplicazione delle etiche ? Sono realmente nuove discipline o si tratta solo di una forma inedita di articolare la teoria morale e la pratica ? Quali legami mantiene oggi l'etica applicata con la storia della filosofia ? si ossono realmente separare i princip ultimi dell'etica dalle sue applicazioni nelle differenti situazioni della vita ?
Oggi questi problemi non preoccupano solo i filosofi morali ma qualunque persona che per la sua professione o per le situazioni che incontra nella propria vita si vede confrontarsi con il prendere decisioni difficili.
Interessarsi all'etica applicata significa gettarsi alla ricerca di elementi di risposta o quantomeno degli strumenti di analisi per approcciare le grandi questioni attuali.

Cosa pensare quando ci troviamo di fronte all'infermità ( nel senso estremo del termine e non di "malattia" ) o alla morte ? Cosa pensare quando ci interroghiamo sul futuro del pianeta o quando sentiamo parlare di "guerra giusta" e di tortura ?"
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permalink | inviato da AndreaLongoni il 28/7/2010 alle 17:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
ma semplicemente smetterla
post pubblicato in Rassegna Stampa, il 15 dicembre 2009
proprio non ce la fanno ? bah ... intanto prendo nota dell'iniziativa di maroni per bloccare i siti e gruppi violenti; purché si definisca il concetto di violenza verbale in modo chiaro e purché siano tutti e non sono quelli che contestano il governo.Chi non usa un linguaggio violento, nulla ha da temere. Certo, sarebbe meglio evitare norme che incidono così fortemente sulla libertà di espressione ma è anche vero che questa libertà ha senso se usata con responsabilità. La rete da la possibilità a tutti di poter partecipare, discutere, anche di scontrarsi o di usare toni sarcastici, satirici, o incazzati; tuttavia c'è da chiedersi chi si assume poi la responsabilità delle parole che usa. Non che di questa responsabilità se ne facciano carico i giornalisti (né i politici a dire la verità).
Forse si dovrebbe oscurare tutti i telegiornali e i giornali; soprattutto bisognerebbe oscurare (o bippare) i politici che si lanciano in quotidiane sciocchezze, accuse e demonizzazioni. Bisognerebbe censurare tutti e tutte, perché sono loro, falsi-giornalisti e falsi-politici, che inquinano il clima, che fomentano l'odio; che fomentano l'intolleranza quotidiana per la politica.
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permalink | inviato da AndreaLongoni il 15/12/2009 alle 13:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Ripudio la violenza in ogni forma
post pubblicato in pensieri politici, il 14 dicembre 2009
La violenza verbale ( e purtroppo in parte anche politica, e mi riferisco in particolare alle leggi contro gli immigrati ) di questa maggioranza e di questo governo mi schifano. Provo disgusto e vergogna quando al telegiornale sento accuse di odio e persecuzione da parte di chiunque non si affili all'ideologia della maggioranza. Più volte ho detto che questo governo non si comporta in modo democratico, non accettando mai né il dialogo, né tantomeno il dissenso. 
Da un certo punto di vista hanno senso le parole di di pietro e bindi, quando dicono che è un provocatore ma credo sia necessario fare molta attenzione a non passare da questo al dire "se l'è cercata"; cosa che purtroppo qualcuno ha pensato, ha scritto, fondando anche gruppi su facebook. 
La violenza, verbale e fisica, è un cancro che si alimenta di se stesso ed ogni atto di violenza, in democrazia, va sempre condannato, tacendo le voci che quell'atto di violenza supportano. 
Sembrerà sciocco ma sono molto turbato, profondamente turbato da quanto accaduto. Lo sono perché siamo di fronte alla punta di un iceberg, il punto visibile di un fiume d'angoscia che non trova sbocchi in corsie laterali, procedendo dritto con l'impeto della violenza contro le barriere che incontra. Sfonda gli argini. Sfonda le dighe. Ci inonda tutti, dal primo all'ultimo. 
Noi siamo il fiume e contemporaneamente la pioggia che lo ingrossa. Siamo l'acqua in tutte le sue forme ma a differenza dell'acqua noi abbiamo l'opportunità di scegliere, decidere. Possiamo prendere coscienza di noi stessi. Dobbiamo solo volerlo. 
Le dichiarazioni della maggioranza oggi sono il tipico esempio della direzione sbagliata : accuse di odio; come se il clima non potesse mai distendersi, come se non fossimo noi tutti e tutti assieme ad essere fonte e foce del nostro destino. 
Come se esistesse qualcosa che comanda la nostra anima. 
Non è così. Non lo è proprio. 
Ognuno è responsabile delle proprie azioni e tutti siamo responsabili della nostra società. C'è chi ne ha di più, magari perché eletto, e chi ne ha di meno. Ma lo siamo tutti. Dovremmo accettare il fatto che siamo "molecole autonome in questo fiume", assumercene la responsabilità personale e allora, e solo allora, riusciremo a distenderci, a guardare i problemi reali ed agire per risolverli. 
I politici dovrebbero assumersi a maggior ragione la responsabilità della loro autonomia, imparando che la democrazia non può che coincidere con l'instaurazione di un dialogo permanente sulla Res-Publica, la"Cosa Pubblica". Invece spesso si mettono ai lati di questo fiume, spesso sono le prime molecole a spingere contro gli argini, e altre molecole eteronome (governate da altri) le seguono con l'irruenza di chi ha una una verità da confermare. 
Tutto questo mi inquieta. E' stupido, ho 23 anni e dovrei prendermi qualche sbronza, fare musica e andare a donne; eppure mi inquieta. 
Sento dentro di me un animale che mi mangia, che mi inquina. Sento l'anima maltrattata da questa violenza continua, da questa cattiveria catodica, da questo disprezzo continuo per l'altro. 
Quando a 15 anni ho mosso i primi passi per fare politica, con l'incoscienza di un quindicenne, facevo il radicale. Ero un infante ma avevo un sogno, e quel sogno si chiama uguaglianza, giustizia, pace, stabilità, equità, democrazia. 
Ho ancora quel sogno ma lo vedo stuprato quotidianamente in diretta nazionale nei 5 o 6 telegiornali per rete, e nei giornali la mattina dopo. 
Quella statuetta lanciata è la punta visibile ma nei nostri cuori, nelle nostre anime e soprattutto nelle coscienze, spesso incoscienti, di tutti e tutte noi c'è la radice di questa malignità; c'è la forza della volontà dell'atto che quell'uomo ha reso reale. 
In Democrazia tutto questo non ha senso. La violenza non ha senso. 
E non lo ha qualunque forma assuma. 
Dovremmo essere più esseri umani e meno"merce", meno capitale umano. Più "cittadini" e meno "elettori"; soprattutto Cittadini e non "popolo". 
I grandi filosofi liberali hanno giustificalo l'esistenza della politica col fine di spostare la lotta fra gli uomini ad un piano razionale, facendola divenire gestione delle risorse, creando strutture in cui le ragioni del dissenso fossero convogliate per discuterne e risolvere i problemi in santa pace. 
Ora abbiamo politici che sfruttano questi strumenti per farsi forza, concentrando la violenza per mantenere il potere in modo irresponsabile: vendendo slogan, immagini e facili verità. 
E Noi ci facciamo sfruttare.
Il risultato è che il dissenso si ingrossa, non trova altri percorsi e sfonda tutto. L'irresponsabilità è figlia dell'incoscienza e viceversa: Non assumendoci le nostre responsabilità di cittadini diveniamo incoscienti nel nostro agire pubblico e la nostra incoscienza pubblica ci rende oltremodo irresponsabili delle conseguenze che i nostri atti producono. 
Siamo incoscienti, irresponsabili e non vogliamo sentire ragioni, perché le ragioni sono complesse, perché bisogna ragionare e per ragionare bisogna prendere coscienza ed assumersi responsabilità. 
Siamo alienati dal mondo. Viviamo in una catena di montaggio in cui facciamo il nostro piccolo pezzo senza avere la minima idea, né il minimo interesse, di quello che ha fatto la persona prima e di quello che dovrà fare quella dopo. Lo stato è una fabbrica e noi siamo le macchine : ma il prodotto finale qual'é? 
Siamo noi il prodotto finale! 
Siamo i produttori di noi stessi, pioggia e fiume, siamo molecole che se vogliono possono scegliere un'altra via. Se vogliamo possiamo cambiare, accettare la sfida, andare oltre la meccanica per abbracciare la reale natura degli Esseri Umani : l'AUTONOMIA! La capacità di dominare noi stessi, senza dover seguire un "capopopolo", senza dividerci in fazioni, senza reprimere la nostra rabbia, senza marcire dentro, senza sfogarci con la voce sorda della VIOLENZA. 
Lo so, tutto questo è molto filosofico, la realtà è più complessa di qualche parola battuta a computer; eppure l'essere umano immagina, spera, sogna. Siamo meravigliosi perché capaci di immaginare un mondo oltre l'ostacolo. 
Dovremmo smetterla di riprodurre violenza ed affrontare la vita per quello che è : un dono meraviglioso. 
Dovremmo riprendere in mano il nostro essere sociale e fare di nuovo nostra la"Cosa Pubblica". Soprattutto dovremmo chiedere a chi predica violenza, con le parole e con i gesti, di smetterla, mettersi a lato perché intralcia il nostro cammino verso la Libertà.
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permalink | inviato da AndreaLongoni il 14/12/2009 alle 14:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Ho sentito Salvini
post pubblicato in Rassegna Stampa, il 20 novembre 2009
dire che "i cristiani" non perseguono l'illegalità; stava parlando della vicenda di Coccaglio. Credo che non sia riuscito a dire frase più insensata in tutta la sua vita.
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che regali per il bianco natale ? - Coccaglio non è Razzista!
post pubblicato in pensieri politici, il 19 novembre 2009
quest'anno bianco natale non significherà bambini contenti per la neve che ovatta le colline sotto la sua candida patina; non a Coccaglio nel Bresciano. Dal 25 ottobre al 25 dicembre i vigili del comune andranno a bussare di casa in casa degli immigrati per controllare i permessi di soggiorno e, ove non li trovassero, denunceranno la persona per clandestinità. Bel natale in questo periodo di crisi, dove il lavoro oggi c'è e domani può mancare. Bel natale, soprattutto se da quel lavoro instabile dipende il tuo permesso di soggiorno. L'assessora all'istruzione parla di necessità di cassa : le risorse del comune sono scarse ( la causa sono le regole per le spese comunali che ha fatto il suo alleato Tremonti ), quindi bisogna restringere gli aiuti a chi ha la cittadinanza. Pare sia così che si traduce la grande opera federalizzatrice del governo, che per rilassare la propria pancera stringe la cinghia ai comuni . Di conseguenza pare sia questa l'opera federalizzatrice della lega, al posto che spingere il Parlamento a cambiare le regole di spesa per le autonomie territoriali, si fa un bel taglio sulle parti deboli della società, eliminando il problema buttando fuori dai confini delle famiglie che non trovano lavoro.
"Bianco natale" è il nome di questa operazione, il sindaco stempera, dice che è una casualità dettata dalla coincidenza cronologica; già ... la "coincidenza". In realtà è un offesa; lo sarebbe a prescindere ma farla coincidere con il periodo natalizio crea ancora più scalpore. Ne parla il Vescovo che ribadisce i valori della solidarietà e dell'accoglienza che accompagnano il Natale. Coccaglio non è razzista! ribadiscono tutti, solo che è una necessità. Il sud degli Stati Uniti non era razzista ma se avessero pagato gli schiavi avrebbero dovuto alzare i prezzi del prodotto con grave danno per l'economia. Il bieco realismo spesso non è altro che un modo per nascondersi dietro l'aplomb, almeno sui giornali o in televisione, perché poi sul bancone del bar e magari dopo un bianchino o due, rilassati ci si lascia a grandi discorsi filosofici su quanto "i arabet in minga trop a post", "tel vedet no che se fan salta a l'ari per nient", "venien che a spacià minga a laurà". Giusto, sono tutti cattivi, cattivi dentro, non sono cristiani, non sono come noi. Non siamo razzisti, solo ci chiediamo che senso abbia essere cristiani con chi cristiano non è.  E devo dire che è una gran bella domanda.
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Isteria senza fede. Politi intervista la Teologa Marinella Perroni
post pubblicato in Rassegna Stampa, il 6 novembre 2009
Nasce dalla fede la reazione isterica di tanti politici alla sentenza di Strasburgo? Marinella Perroni, presidente del Coordinamento delle teologhe italiane e docente all’università pontificia S. Anselmo di Roma, dove insegna Nuovo Testamento, nutre forti dubbi. “In questo succedersi di polemiche – spiega – si avverte che non è in gioco Gesù Cristo né il modo di vivere la fede, ma dai toni enfatici e retorici si capisce che la croce diventa pretesto per altri scopi”.
È sorpresa dalla virulenza del dibattito?
“Mi dispiace che sull’onda del conflitto manchi un discorso sereno sulla convivenza tra più religioni e opzioni. Tra l’altro le discussioni odierne mi sembrano poco fondate sulla realtà. In molte aule il crocifisso non c’è e se c’è, non sta nelle teste di tanti giovani. Semmai servirebbe un discorso serio sullo stato della fede nel nostro paese”.
C’è qualcosa di rivoltante nell’esibirsi di esponenti politici. La Russa che urla Possono morire! Non lo toglieremo mai. Berlusconi che si fa fotografare impugnando il crocifisso.
“Di fatto il richiamo alla croce rimanda ad altre questioni: il richiamo all’identità, la difesa dell’ ‘italianità’ e, più nel profondo, la paura dell’immigrazione e dell’Islam. Ma se in paesi europei come la Germania, la Francia, l’Inghilterra, i crocifissi in classe non ci sono, forse sono nazioni che hanno perso le radici cristiane? Oppure hanno un rapporto diverso con la fede?”.
Colpisce in questo clamore il rifiuto di accettare il confronto con l’Altro, con i diversamente credenti. Perchè?
“Probabilmente perché in altre parti d’Europa si ha l’esperienza con più modalità di cristianesimo. In Italia no. I cristiani di altre confessioni da noi sono piccole minoranze, non portano voti e allora si presenta come unica opzione quella cattolico-romana. Eppure sappiano che storicamente la croce può anche essere un segno ambiguo, usato per altri scopi: si sono uccisi uomini, nel suo nome. Ce lo ha spiegato Giovanni Paolo II chiedendo perdono. Mi creano disagio gli atteggiamenti superficiali: senza la Bibbia il richiamo al crocifisso è ambiguo. Se parliamo di valori, andiamo veramente alla ricerca del suo significato profondo. A me le strumentalizzazioni, siano clericali o anticlericali, non interessano”.
Politici e uomini di Chiesa sostengono che il simbolo trasmette valori universali, validi per credenti non credenti.
“Qui il ragionamento si fa duplice. È indubitabile che a partire da Paolo di Tarso la predicazione della croce può raggiungere il mondo intero e ha qualcosa da dire a tutti. Ma dire che tutti sono obbligati a crederci e a sottostarvi sarebbe strumentale. C’è un messaggio rivolto a tutti, ma non c’è il diritto di imporlo”.
Le croci, le edicole, le cappelle lungo le strade sono certo segni di tradizione e devozione popolare. Si può dire altrettanto dei simboli affissi negli spazi istituzionali, che ricordano semmai l’alleanza tra trono e altare di altri tempi?
“Non c’è dubbio che la decisione di esporlo in certi ambienti abbia il significato di esprimere la confessionalità dello Stato. Anche se il più delle volte nessuno ci fa caso. Vorrei che se ne potesse dibattere serenamente,in un clima democratico. E se anche in una classe ci fossero soltanto due alunni atei, che si sentono lesi nella loro libertà, è giusto che le loro argomentazioni fossero degne di essere discusse. È terribile che la croce possa servire a fare violenza, anche solo verbale. La croce è un testo, una narrazione della morte e resurrezione di Cristo, che invita ad un comportamento da tenere. Guai se diventa un pretesto. Perchè non si riesce a fare una riflessione ad alto livello sulla sentenza della Corte di Strasburgo?”.
L’atteggiamento della gerarchia ecclesiastica, qui e nel caso della volontà di imporre che l’insegnamento di religione abbia i voti come le altre materie, non ha origine nella paura di non poter basare la propria influenza sul libero consenso delle coscienze? Si ricorre alla legge perché la fede è minoritaria?
“Il fatto è che l’Italia è la prima e ultima provincia del Vaticano. E dunque assume un valore esemplare. Personalmente vorrei che certe cose si capissero senza l’intervento della Corte europea. Da credente non permetterei mai che qualcuno mi impedisse di portare la croce al collo e respingo gli sghignazzi alla Odifreddi. Però vorrei che la Chiesa aprisse una riflessione con tutte le anime della cattolicità e del cristianesimo del nostro paese su ciò che significa essere testimoni della fede oggi in Italia”

Tratto da il Fatto Quotidiano del 6/11/2009
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permalink | inviato da AndreaLongoni il 6/11/2009 alle 20:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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