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Provarci è bene, riuscirci è meglio
Materna Madre Matrona
post pubblicato in Poesia, il 26 novembre 2010

Piccole e sparse pennellate di bianco

velano le tue dolci curve,

così verdi e così rigogliose,

di donna ferma nel freddo inverno.


Materna madre matrona,

dall'animo ambiguo

dei colori dell'autunno,

caldi e freddi e miti.


Il movimento non muove l'immagine,

ferma nel freddo, ma è un dipinto

di colori ad olio, incerti nel fissarsi,

confusi al tocco del pennellino.


Profumi di fabbrica, di carta e di inchiostro,

profumi di umido fresco, color della neve,

colore del muschio, color delle foglie,

di rami spogli e di sempreverdi imbiancati.


Profumi di caffè nel tepore della tazza,

di sapienza e di storie, di abitudini;

profumi di casa e di ricordi da cortile

e di lotte e di fare e di speranze.


Negli occhi grigioazzurri,

cinti di vecchiaia,

parole ricordano i calendari

e la forza dei tuoi semi.


Di piante che nate nutrite dai tuoi seni,

ora stanche nel loro operare,

fan pause d'inchiostro provinciale

e la rosa e le carte la sera.


Riposiamo anche noi,

quel tanto che basta, quel tanto che serve.

Riposammo anche noi

e tornammo ciascuno al proprio mestiere.


Ogni tanto guardandoti mi chiedo

quanto questa semenza sia degna

di dirsi futuro del tuo passato,

figlio delle tue membra.


Madre materna e matrona,

dall'abbraccio che è dolce, che è rosso,

dallo schiaffo che è duro, che è grigio.

Per qualche figlio tuo matrigna.


Ogni tanto guardandoti vedo

le cicatrici di figli maldestri

o malintenzionati e malevoli,

capaci di suggere fino all'ultima


goccia di latte e poi picchiarti

e lasciarti indelebili segni

che dalla pelle arrivano al cuore,

inquinando di male persino le lacrime.


Ogni tanto guardandoti vedo

i viali gentili e tappeti dorati e

le gialle pareti e un cielo così azzurro

che non posso che sorridere e piangere


ed amarti come s'ama una madre

e proteggerti come si protegge una madre

e ammirarti come si ammira una madre

e sperare di essere un meritevole figlio.


Andrea Longoni 26/11/2010

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Pentola e martello
post pubblicato in Poesia, il 26 novembre 2010

Avevo lo sguardo perso,

come sempre quando cammino

verso il portone dell'università;

ma avevo chiaro in vista

un ragazzo: non molto alto,

capello scuro e viso concentrato.

Camicia brutta, cravatta pure.

Indubbiamente un marxista-leninista.

Non posso farci molto,

si chiamano così.

Da soli.

Mi si para davanti con fare disinvolto:

“compra anche tu un classico del marxismo!”

doppio passo e dribling sulla sinistra.

“mappercortesia....”.

Era un venditore di pentole.


Andrea Longoni  ( 26/11/2010 )


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La mia Santiago ha la maglietta bianca
post pubblicato in Poesia, il 6 agosto 2010

La mia Santiago ha la maglietta bianca

 

Son certo : solitudine, non esisti!

Su questa terrazza di Astorga, arriva

il profumo di sapone di marsiglia

col fresco vento del deserto notturno.

 

Son certo : solitudine, non esisti!

con la sabbia in bocca e la strada di cui

i miei occhi non arrivano alla fine

né la mia memoria ricorda l’inizio.

 

Sono certo : solitudine, non esisti!

Vedo, la terra rossa e gli alberi verdi,

l’azzurro del cielo e l’amarillo grano.

E il sole bussa forte alla mia Kefia.

 

Gli ho parlato, ho cercato la domanda.

Altro ha risposto, ho voluto leggere:

qualche sasso disposto in modo diverso,

e parole dette da qualche persona.

 

Lo sfiorarsi incerto di mani, non sanno

se lasciarsi o stringersi e portarsi via.

Ho voluto credere e vedere oltre,

più in là del mio sangue e della mia carne.

 

Mia Santiago, ho finito il mio cannino.

Un pellegrino rapido e inadeguato,

già stanco ancora prima di cominciare;

ma l’anima corre libera e decisa.

 

Ho trovato una risposta; non servono

Altri kilometri, né letti, né storie.

Ho visto un padre in viaggio colla sua figlia,

ragazzi razzo lanciati con le bici

 

Ho visto un vecchio far più passi di quanti

se ne possano fare in tutta una vita.

Aveva la barba bianca e pelle rossa

Partì, si era stancato d’essere stanco

 

Bruxelles-Roma/via finis terre, un treno ?

Andata e ritorno, senza biglietti ma

con tanta fatica nelle ossute gambe.

Wow … ne son rimasto senza parole.

 

Mi hanno raccontato di racconti propri

e di racconti di altri ed altre storie,

riportati con monacale prudenza

e tradotti da lingue in lingue non loro

 

Ho letto del mondo da un libro che non ha 
titoli, capitoli né paragrafi
non parla di certezze, né di verità;
Solo alcuni abbozzi, sfumature incerte.

Ho trovato Santiago parlando con te,
nella pazienza con cui tu mi hai ascoltato,
nei tuoi dubbi, nei miei, nei tuoi sogni e
ancora nel sole della nuova alba.

La mia Santiago ha terra sotto le scarpe,
non ha cattedrali, né croci, né preti.
La mia Santiago ha : la maglietta bianca,
pantaloncini corti e i capelli avvolti.

La mia Santiago non è fatta di pietra
ma di gambe e gesti e mani e bocca e testa.
La mia Santiago porta un nome e un cognome,
profuma di aria aperta ed è speranzosa.

La solitudine non c’è, Santiago sì.
E' nel momento giusto, dietro l'angolo,

quell’albero, quella collina, quel sasso,
la freccia. Non sempre la meta è fisica.

La solitudine non c’è, Santiago sì.
Ne odoro l'essenza, ne riempo i polmoni.
Sistemo la borsa, il mio viaggio è finito, 
compro il biglietto, me ne ritorno a Madrid.

( ad Alice Sbombardi, incontrada ad Astorga06/08/2010 )


Andrea Longoni

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permalink | inviato da AndreaLongoni il 6/8/2010 alle 17:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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