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Provarci è bene, riuscirci è meglio
Caro Nonno,
post pubblicato in Poesia, il 30 novembre 2010
sei capitato in un flashback, mentre si parlava di altro, e mi è stato raccontato di un episodio di quando eravate poveri. 
Di quando tu e la nonna e mia madre e mia zia ancora piccole avevate ottenuto la casa popolare. Il vostro alloggio era "grande" rispetto ad altre, addirittura 3 o 4 stanze. Immagino due camere da letto, un bagno e un salotto con cucina annessa.
Mi hanno raccontato di come hai visto i tuoi vicini di casa, la famiglia per altro di un mio collega consigliere. Loro erano in 8 e gli era stata data una casa con 2-3 stanze. Troppo piccola. 
Mi hanno raccontato di come hai chiesto che la vostra casa fosse data a quelli e a voi loro.
Qualcuno in quest'Italia che è sempre più italietta penserà che sei stato poco furbo. Del resto, te l'avevano data! non l'avevi pretesa, non avevi pagato una qualche tangente, non avevi chiesto una di quelle che ora si chiamano "cortesie" e che in realtà dietro al gentile segno nascondono un putrido significato. 
Eppure lo hai fatto, con generosità.

Caro nonno, sei sempre stato un Signore. Severo, austero, un po' rompiscatole ma un gran Signore.
Ancora ricordo di come, altrettanto per caso, incontrai la nonna di una mia cara amica che mi riconobbe come tuo nipote e parlando della tua dipartita da questa terra mi disse proprio questo "era un Signore".

La forza dell'educazione e dell'umiltà, il valore della solidarietà e della fatica.

Mi raccontarono anche di quando la nonna preparava la zuppa calda e tu e mamma andavate a portarla nelle sere fredde agli operai in sciopero ai cancelli della fabbrica.

Non hai chiesto nulla nella vita ma hai ottenuto la cosa più importante: il saluto ed il ricordo rispettoso di chi ti ha conosciuto. 

E' sempre bello per me essere visto come il nipote di una persona semplice che ha saputo rendere la propria semplicità un valore.
E' sempre bello per me essere visto come Tuo nipote.
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permalink | inviato da AndreaLongoni il 30/11/2010 alle 15:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Materna Madre Matrona
post pubblicato in Poesia, il 26 novembre 2010

Piccole e sparse pennellate di bianco

velano le tue dolci curve,

così verdi e così rigogliose,

di donna ferma nel freddo inverno.


Materna madre matrona,

dall'animo ambiguo

dei colori dell'autunno,

caldi e freddi e miti.


Il movimento non muove l'immagine,

ferma nel freddo, ma è un dipinto

di colori ad olio, incerti nel fissarsi,

confusi al tocco del pennellino.


Profumi di fabbrica, di carta e di inchiostro,

profumi di umido fresco, color della neve,

colore del muschio, color delle foglie,

di rami spogli e di sempreverdi imbiancati.


Profumi di caffè nel tepore della tazza,

di sapienza e di storie, di abitudini;

profumi di casa e di ricordi da cortile

e di lotte e di fare e di speranze.


Negli occhi grigioazzurri,

cinti di vecchiaia,

parole ricordano i calendari

e la forza dei tuoi semi.


Di piante che nate nutrite dai tuoi seni,

ora stanche nel loro operare,

fan pause d'inchiostro provinciale

e la rosa e le carte la sera.


Riposiamo anche noi,

quel tanto che basta, quel tanto che serve.

Riposammo anche noi

e tornammo ciascuno al proprio mestiere.


Ogni tanto guardandoti mi chiedo

quanto questa semenza sia degna

di dirsi futuro del tuo passato,

figlio delle tue membra.


Madre materna e matrona,

dall'abbraccio che è dolce, che è rosso,

dallo schiaffo che è duro, che è grigio.

Per qualche figlio tuo matrigna.


Ogni tanto guardandoti vedo

le cicatrici di figli maldestri

o malintenzionati e malevoli,

capaci di suggere fino all'ultima


goccia di latte e poi picchiarti

e lasciarti indelebili segni

che dalla pelle arrivano al cuore,

inquinando di male persino le lacrime.


Ogni tanto guardandoti vedo

i viali gentili e tappeti dorati e

le gialle pareti e un cielo così azzurro

che non posso che sorridere e piangere


ed amarti come s'ama una madre

e proteggerti come si protegge una madre

e ammirarti come si ammira una madre

e sperare di essere un meritevole figlio.


Andrea Longoni 26/11/2010

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Pentola e martello
post pubblicato in Poesia, il 26 novembre 2010

Avevo lo sguardo perso,

come sempre quando cammino

verso il portone dell'università;

ma avevo chiaro in vista

un ragazzo: non molto alto,

capello scuro e viso concentrato.

Camicia brutta, cravatta pure.

Indubbiamente un marxista-leninista.

Non posso farci molto,

si chiamano così.

Da soli.

Mi si para davanti con fare disinvolto:

“compra anche tu un classico del marxismo!”

doppio passo e dribling sulla sinistra.

“mappercortesia....”.

Era un venditore di pentole.


Andrea Longoni  ( 26/11/2010 )


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"Poverino" - Visita di controllo all'INPS
post pubblicato in pensieri politici, il 18 novembre 2010

"Poverino" - Visita di controllo all'INPS

Consiglio a tutti di leggere l'articolo integrale che, oltre a dare l'immagine impietosa di una pubblica amministrazione ( e quindi di un governo ) insensibile, è un esempio di dignità ed umiltà.

"Poverino"
Così ha commentato vedendomi ieri un giovane con un forte ritardo mentale alla visita di controllo dell'INPS. Lui era lì per lo stesso motivo, ma credo non fosse in grado di capire cosa stava succedendo attorno a lui. Di fronte a me stava una donna dell'età di mia madre. Fissava il vuoto con lo sguardo perso nel vuoto. Di fianco a lei sua madre. Una signora anziana dell'età di mia nonna costretta ad accompagnare la figlia all'ennesima visita di controllo.

Come posso essere sicuro che fossero disabili veri? Che non recitassero? Non lo so con certezza, ma il loro sguardo era tale che se era tutta una finta potrebbero vincere l'Oscar.

La mia visita è durata 5 minuti, il tempo di verificare l'ovvio. Non è che puoi far finta di non avere le braccia e il femore. 5 minuti di visita e 3 ore di viaggio inutili. Ero arrabbiato andando [continua a leggere sul blog di Alesiro]
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permalink | inviato da AndreaLongoni il 18/11/2010 alle 18:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
fini come Beckett ?
post pubblicato in pensieri politici, il 7 novembre 2010

stiamo aspettando Godot ma mi sa che non arriva, almenonon in questo teatro.
Intanto riapre la scena a una banalitàstraordinaria, la moralità pubblica. Banalità perché dovrebbeessere normale, straordinario perché per 20 anni è stato con chiquesta banalità l'ha schiacciata sotto il peso dei suoitacchi.
Comunque, ristabilita la normalità, che ritorni lapolitica e ci si confronti sui contenuti!


( per correttezza : avevo scritto Brecht al posto di Beckett, così imparo a fare il figo :P )

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permalink | inviato da AndreaLongoni il 7/11/2010 alle 13:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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