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Caro Nonno,

sei capitato in un flashback, mentre si parlava di altro, e mi è stato raccontato di un episodio di quando eravate poveri. 

Di quando tu e la nonna e mia madre e mia zia ancora piccole avevate ottenuto la casa popolare. Il vostro alloggio era "grande" rispetto ad altre, addirittura 3 o 4 stanze. Immagino due camere da letto, un bagno e un salotto con cucina annessa.
Mi hanno raccontato di come hai visto i tuoi vicini di casa, la famiglia per altro di un mio collega consigliere. Loro erano in 8 e gli era stata data una casa con 2-3 stanze. Troppo piccola. 
Mi hanno raccontato di come hai chiesto che la vostra casa fosse data a quelli e a voi loro.
Qualcuno in quest'Italia che è sempre più italietta penserà che sei stato poco furbo. Del resto, te l'avevano data! non l'avevi pretesa, non avevi pagato una qualche tangente, non avevi chiesto una di quelle che ora si chiamano "cortesie" e che in realtà dietro al gentile segno nascondono un putrido significato. 
Eppure lo hai fatto, con generosità.

Caro nonno, sei sempre stato un Signore. Severo, austero, un po' rompiscatole ma un gran Signore.
Ancora ricordo di come, altrettanto per caso, incontrai la nonna di una mia cara amica che mi riconobbe come tuo nipote e parlando della tua dipartita da questa terra mi disse proprio questo "era un Signore".

La forza dell'educazione e dell'umiltà, il valore della solidarietà e della fatica.

Mi raccontarono anche di quando la nonna preparava la zuppa calda e tu e mamma andavate a portarla nelle sere fredde agli operai in sciopero ai cancelli della fabbrica.

Non hai chiesto nulla nella vita ma hai ottenuto la cosa più importante: il saluto ed il ricordo rispettoso di chi ti ha conosciuto. 

E' sempre bello per me essere visto come il nipote di una persona semplice che ha saputo rendere la propria semplicità un valore.
E' sempre bello per me essere visto come Tuo nipote.

Pubblicato il 30/11/2010 alle 15.14 nella rubrica Poesia.

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